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Eventi 2018-02-11T17:29:58+00:00

Quali sono oggi e come si manifestano le moderne forme di sofferenza psicologica nelle nostre città?
Come intercettare, trattare e dare spazio a tali forme di disagio?
La sofferenza psicologica è quella portata da chi bussa agli studi degli psicoterapeuti, degli psichiatri e ai punti di ascolto e trattamento del disagio. Le statistiche ci dicono che fenomeni quali disturbi d’ansia, attacchi di panico, depressioni, disturbi del comportamento alimentare assumono oggi una diffusione di tipo epidemiologico. Accanto a queste forme di disagio, ve ne sono altre che per loro stessa natura intrecciano la sofferenza individuale con una importante ricaduta nel corpo sociale: si pensi alle forme di tossicomania, di alcolismo, e alle forme di aggregazione violenta.
Le persone che ne soffrono sono gli uomini e le donne che quotidianamente incontriamo per strada: amici, colleghi, studenti, casalinghe, dipendenti e professionisti. Nel dispiegare un apparato recettivo capace di captare questo disagio, la comunità non può non farsi trovare disponibile all’ascolto.
La difficoltà nel trovare punti di ascolto e di aiuto, obbligano l’individuo ad un percorso nel quale doversi districare in una giungla di rimedi, lunghi e brevi, medici e non, costretto a percorrere una via antitetica a quella che dovrebbe portare ad estrarre da tutto questo rumore di fondo il proprio malessere. Quel ‘proprio’ che è necessario fare emergere.
Le varie forme del disagio e della sofferenza psichica non sono, per il soggetto che le vive come per chi è chiamato ad ascoltarle, un semplice indice patologico di una qualche disfunzione da correggere o liquidare nel più breve tempo possibile, ma, se accolte nel loro potenziale d’interrogazione, una preziosa guida al senso della propria soggettività, alla ri-tessitura di una storia psichica, al riscatto della parola strozzata.
Fenomeni quali il panico, le anoressie, l’ansia sociale, sembrano invece un prodotto della contemporaneità. Il senso di precarietà che affligge molti individui, l’incapacità a capire cosa le istituzioni sociali vogliano da loro, la difficoltà a definire un posto nella società del lavoro, nella trama del legame sociale, danno l’idea di quanto l ’angoscia permei la contemporaneità.
Sono le storie di uomini e donne che si recano in studio affermando di essere ad un punto morto della loro vita perchè hanno perso il posto in azienda, scoprendosi inadatti a ricoprire qualsiasi altro ruolo lavorativo. Si alienano nel significante religioso, professano fedi politiche a partiti che non esistono più. Scoprono che una vita basata sull’accumulo di oggetti non basta. Non sono in grado di reagire ad un matrimonio che va in frantumi, hanno paura di un diverso che non hanno mai incontrato. Sono angosciati. Si ammalano. Camminano su un filo posticcio che nasconde una rettifica soggettiva sempre rimandata, potendo contare su quantità inusitate di oggetti utili a tamponare qualsiasi barlume di interrogazione provenga dall’inconscio.
Come porsi dunque all’ascolto, oggi, di chi soffre?
“Libera Parola” è un progetto che nasce proprio per affrontate queste tematiche da un punto di vista clinico e divulgativo.